Zoe Magazine - IndexZoe Magazine - magazine - IndexLABIRINTI
Mimmo Quaranta
g
ombre
e semidei
li eroi ci proteggono.
La loro origine è
oscura, talvolta equivoca:
difficile accertare se siano
di origine divina o costituiscano il frutto
della violenza e dell’ abbandono. La loro
stessa natura è ambigua. I loro corpi, le loro
anime hanno delle caratteristiche straordinarie.
Essi abitano e frequentano regioni di
confine che li isolano dagli altri esseri: partecipano
della natura divina e di quella animale.
La loro vicenda è eccezionale fin dal concepimento:
compaiono all’improvviso sulla
scena del mondo. Le circostanze della loro
nascita sono spesso riconducibili a un intervento
divino, ad amori illeciti, allo stupro.
Nel corso della vita affrontano delle prove
iniziatiche che consistono principalmente
la rappresentazione
evoca un tempo
e uno spazio, diversi
da quelli della
esperienza
ordinaria
nella lotta contro esseri mostruosi, nel ritrovamento
di oggetti che dimorano in regioni
sperdute, talvolta in imprese che presentano
tratti di comicità come avviene ad Ercole,
impegnato nella pulizia delle immense stalle
di Augia. La loro condizione di abitanti di
zone crepuscolari, intermedie, li espone al
contatto con la morte. Essi si spingono in
territori estremi compiendo imprese che -
anche quando votate allo scacco - conferiscono
loro una fama immortale, o addirittura
l’apoteosi, cioè la trasformazione in esse-
ri divini, come avviene ad Eracle. Per compiere
le loro gesta gli eroi si avvalgono della
forza, del coraggio ma anche di una risorsa
come la metis, l’astuzia. Questa facoltà
denota la disponibilità a percorrere sentieri
obliqui, dove i confini di bene e male non
sono tracciati in modo netto. La mente degli
eroi può essere offuscata dalla follia che si
presenta come una forza che seduce e illude
o sconvolge l’animo colmandolo di furore.
Colpito da un accesso di follia Eracle
uccide i suoi familiari. Viene indotto a ciò
dalla gelosia di Era, la moglie di Zeus: la
nascita di Eracle infatti è il frutto dell’ amore
di Zeus per Alcmena, la donna sedotta dal
dio grazie all’ espediente da questi escogitato
di presentarsi sotto le spoglie del marito
Anfitrione. Nel suo stesso nome egli porta
la traccia della presenza
della potente regina
degli dei, Eracle significa
infatti la fama di Era. La
potente dea lo perseguita
durante tutto il corso
della sua esistenza terrena,
per riconciliarsi con
lui dopo la morte, quando
l’eroe viene assunto
in cielo e riceve in
moglie una figlia di Era,
Ebe, coppiera degli dei.
Compiuto il massacro
dei suoi familiari Eracle
decide di rivolgersi all’ oracolo di Delfi, per
ottenere un consiglio sul modo per espiare:
gli viene indicato di sottoporsi a una sorta
di servitù di dodici anni presso il re di
Tirinto, Euristeo. Questi gli impone di sottomettersi
alle dure prove che ne hanno
immortalato la memoria: le fatiche. Nella
diversità delle circostanze e nel grado variabile
di difficoltà che le connota esse presentano
tutte un tratto comune: costituiscono
una forma di contatto profondo con la
morte e la sfera dell’inumano. Ciò non solo
per i pericoli che esse comportano, ma per
il confronto da esse richiesto con gli aspetti
mostruosi della natura, per la permanenza
in territori lontani, prossimi o interni alla
regione da cui non si fa ritorno. Al termine
di queste imprese, l’eroe raggiunge l’immortalità.
La risorsa proverbiale di Eracle è
la forza. Egli però fa anche ricorso all’ astuzia,
per colpire usa una clava simile alle armi
dei pastori, ma fa ricorso anche alle frecce
intinte nel sangue velenoso dell’Idra. Le
frecce e il veleno consentono di uccidere a
distanza e in modo indiretto; sono accorgimenti
che gli assicurano la vittoria, ma ne
provocano anche la fine.
Il centauro Nesso, colpito da una freccia
scagliata dall’eroe per punirlo di averne
importunato la moglie Deianira, prima di
spirare convince quest’ultima a fare indossare
al marito la propria tunica intrisa di sangue,
assicurandole che in questo modo ne
avrebbe ottenuto l’amore imperituro.
L’indumento si rivela letale ed Eracle tra
sofferenze atroci riesce solo a edificare la
sua pira e a farsi bruciare dall’amico. Gli dei
accolgono l’ eroe morto conferendogli l’immortalità
tra i celesti.
Per portare a termine i compiti assegnatigli,
Eracle uccide o cattura creature come il
leone di Nemea, l’idra di Lerna - il serpente
dalle molte teste, il cinghiale dell’
Erimanto, la cerva cerinita - l’animale
dalle corna d’ oro da lui rincorso fino alla
terra degli Iperborei, gli uccelli che infestano
il bosco presso il lago Stinfalo, dotati di
penne becchi e artigli di ferro, il toro cretese,
i cavalli di Diomede, che si nutrono di
carne umana, Cerbero, il cane a tre teste,
posto a custodia dell’ Ade; inoltre l’eroe
deve ritrovare le mele del giardino delle
Esperidi, procurare la cintura di Ippolita,
la regina delle Amazzoni, ripulire in un
solo giorno le stalle di Augia; deve recarsi
presso gli Iperborei, raggiungere le terre
poste nell’estremo Occidente, dove vivono i