Zoe Magazine - IndexZoe Magazine - magazine - Indexsa di ritmo e di gustose metafore, infarcita
da alte citazioni letterarie e riferimenti
grotteschi. La voce narrante, per
esempio, è rappresentata da un geco che
vive nascosto tra le crepe delle pareti
della casa del protagonista. Il geco, che
osserva e annota dal suo particolare
punto di vista (e il rispetto dei diversi
punti di vista sulla comprensione del
passato sono fondamentali), è nienteme-
Janneke Jonkman
B
ando alle solite
malelingue sul
prototipo dell’italiano
nel mondo, la scrittrice
olandeseJanneke
Jonkman, classe 1978, boathouse ad
Amsterdam e una carriera in ascesa, ha
pubblicato tre romanzi e sta lavorando al
quarto, ci ha scritto per sfatare il mito
negativo dell’uomo italiano. Sarà da crederle?
“...Mio padre è per metà italiano. Cioè,
non letteralmente, è nato da genitori
olandesi, come me, ma parla fluentemente
l’italiano, preferisce vivere lì, ha i
baffi, i cappelli ricci neri e mangia preferibilmente
la pasta. Ecco perché io, da
bambina, andavo spesso in Italia, quello
era il posto in cui trascorrevamo sempre
le vacanze, come decideva mio padre;
una sola volta ha potuto scegliere mia
madre. «La Spagna» disse, le sarebbe piaciuto
andarci. «Ma no» rispose mio padre
«devi scegliere una destinazione in
Italia!». A me non dispiaceva, amavo
l’Italia, il cibo, la gente, il clima e, diventata
più grande, anche il fascino dell’uomo
italiano. Appena tornata in Olanda
vagavo sempre un pò come un’anima in
pena: come mai nessuno mi colmava di
attenzioni? I ragazzi olandesi non prestano
attenzione per strada alle donne, sai.
Esclusi i muratori, ma loro - ovviamente
no la reincarnazione dello scrittore
Borges. Declinata in contesti politici o
professionali, siano tutti circondati da
individui che hanno manipolato il loro
passato per renderlo più limpido. Perché
forse, la vera sfida è lì. Il futuro, in fondo,
è solo una carta bianca: troppo facile proporsi
di modificarlo. Vi andremo incontro
comunque.
www.lanuovafrontiera.it
l’Italia
di Janneke
(dall’Olanda con amore)
- non li incontri spesso.
L’estate scorsa, con una cara amica, ho
visitato la Sicilia. Lì alcuni amici italiani ci
hanno ricevuto a braccia aperte. Noi
navevamo paura di disturbare con la
nostra presenza, visto che in realtà erano
“amici di amici”. Giusto una telefonata
ad un fratello di un amico, o direi piuttosto
un “conoscente di un conoscente”, e
mezz’ora dopo era davanti all’albergo con
in macchina un gruppo di amici, pronti a
portarci al concerto di un cantante baffuto.
Hanno pagato il pranzo, portato le borse,
tenuto aperte le porte, ci hanno fatto
scegliere l’appartamento - quello al mare
oppure quello in centro - e hanno dormito
loro nell’altro. Ci hanno preparato la
vera pasta italiana, hanno offerto la colazione.
Erano semplicemente abituati ad accogliere
gli ospiti in questo modo, ci hanno
spiegato, faceva parte della loro cultura,
era una cosa naturale, non ci si poteva
fare nulla.
E noi ci siamo chieste: ma che ci facciamo
ancora là, in Olanda, dove gli uomini
non ti prendono il cappotto, non ti pagano
l’aperitivo, non ti richiamano e ti preparano
la cena già pronta del supermercato?
Non siamo tanto portate al femminismo;
vale per me, ma pure - mi permetto
di affermare - per tante altre donne olan-
desi. E sì, gli uomini italiani sono un pò
meno fedeli, gli piace avere una donna
supplementare (preferibilmente un’olandese,
che è tanto più docile delle proprie
donne, una conseguenza, come abbiamo
ipotizzato noi, del dormiveglia causato
dal nostro pragmatismo olandese; per cui
siamo, per così dire, Biancaneve in una
gabbia di cristallo che già da cento anni è
in attesa del bacio del principe per poter
svegliarsi). Tornate in Olanda, ci siamo
veramente dovute adattare al nostro
clima freddo e all’inverno che nel frattempo
era cominciato. Quindi, indossato
un maglione pesante, stiamo aspettando
la prossima estate...” ( che è appena arrivata.
N.D.R.)
www.jannekejonkman.nl
ZOE MAGAZINE 71
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