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LABIRINTI
SCANNER
cambiare il mondo
facendo squadra
e
ra il numero uno, il
più bravo della
prima squadra di
pallacanestro del gruppo
93cento di Caltanissetta, un adolescente
dal carattere difficile e aggressivo, ma il
più forte. Le sorti della partita più importante,
la semifinale del campionato regionale,
erano in mano a lui, eppure quel
ragazzo non ha giocato. La squadra ha
perso, una sconfitta solo apparente, perché
in quell’occasione i ragazzi hanno
imparato molto più di ciò che potevano
apprendere da mille vittorie. La scelta è
stata presa dai dirigenti del gruppo, dopo
l’ennesimo moto di rabbia del giovane
verso l’allenatore. Essere il più forte –
questo il messaggio che hanno voluto
dare – non dà nessun diritto in più degli
altri, perchè tutti, a prescindere dalla
capacità, partono da un piano identico:
solo in questo modo si possono creare i
presupposti per riacquistare fiducia negli
altri ed in se stessi. La sconfitta è stata vissuta
con amarezza ma i ragazzi ed i loro
tifosi hanno reagito applaudendo la squadra
avversaria che, stupita, ha fatto lo
stesso con loro. Quelle della 93cento
non sono semplici squadre di pallacanestro
e ad animarle non è solamente un
progetto legato allo sport, dietro c’è la
voglia di cambiare una società troppo
spesso portatrice di valori negativi, di
priorità “invertite”. Un’idea maturata
all’interno di un gruppo di giovani di
Caltanissetta, ognuno con un lavoro differente
e indipendente dal progetto
93cento, ma tutti animati dalla volontà
di intervenire sulla propria realtà quotidiana
partendo dai più giovani e promuovendo
un atteggiamento che si rifà
allo sport e ai suoi insegnamenti come
valide metafore di vita. Oltre ad insegnare
la pallacanestro ai ragazzi sotto i
diciannove anni, gli allenatori delle
diverse squadre -un gruppo di mini
basket formato da un centinaio di ragazzi,
squadre under 12, under 13, due
under 15, under 17 e under 19- trasmettono
atteggiamenti positivi come la
capacità di fare squadra, il rispetto dell’avversario,
l’attitudine ad accettare le
sconfitte pur impegnandosi al massimo
e mettendosi in gioco. Atteggiamenti,
foto: Silvio Zami
questi, che s’imparano giocando a basket
e che, se recepiti veramente, si applicano
anche nella vita, perché l’obiettivo ultimo
del gruppo, più che far venire fuori
dai ragazzi dei grandi giocatori, è quello
di fare emergere grandi uomini.
A.T.
www.93cento.com
ZOE MAGAZINE 60