Zoe Magazine - IndexZoe Magazine - magazine - IndexQuando fa buio ed i campi paiono un
immenso deserto blu, s’incammina con
calma verso il paese, dove la moglie lo
aspetta per cucinare quello che la natura
giornalmente gli offre.
Due figli, un maschio ed una femmina: il
primo è emigrato in Germania, la figlia ha
seguito l’amore a Mazzara. Ne parla con
orgoglio senza però spendere troppe
parole, com’è nel suo stile. Chiacchera
poco il signor Giuffria, ogni concetto è
essenziale, diretto ed è sempre velato da
una sottile ironia, un modo insieme
distante e lucido di vedere le cose, come
se non desse realmente importanza a
nulla ma avesse un’altissima considerazione
di ogni minuzia della vita.
«Alcuni ti dicono che il loro sogno è
comprarsi un pezzo di terra e vivere dei
suoi frutti. In realtà nessuno vuole più
fare la mia vita. Mi hanno chiesto lavoro
ragazzi di Ustica ma anche di città ed ogni
volta so
già come
va a finire:
rimangonoqualchesettimana,
poi
capiscono
che si tratta
di lavorareduramente,
lasciano
tutto in
tredici e
ritornano correre dietro alle signorine. E
a me viene da sorridere».
Sa bene Pietro che quando non ci sarà più
la sua terra ritornerà arida. «Per questo
sono immortale: quando morirò io non ci
sarà più neanche il mio mondo».
Sedersi accanto a questo contadino-filosofo
mentre intreccia cestini, è
un privilegio di chi concede
all’isola uno sguardo più attento,
di chi si prende una pausa dal suo
splendido mare o dalle serate
estive fatte di musica e granite. Si
tratta di addentrarsi tra i vicoli
più nascosti, lungo le pietre delle
“case vecchie” o per i campi delle
villette di campagna, dove gli
usticesi si riappropriano del proprio
tempo, le donne si riuniscono
per lavorare all’uncinetto
aspettando i mariti che restano
fino a tardi al porto a ricucire le
Un modo insolito di
immergersi nell’atmosfera
del “paradiso
dei sub” fra gesti
quotidiani e usanze
antiche
IIttiinneerraarrii
in pillole
Sapore di lenticchie ed archeologia subacquea
reti o che si rifugiano da qualche amico
per la briscola. Torna così a svelarsi oltre
che il patrimonio naturalistico anche
quello umano: gente per così dire “comune”
con la loro solitudine a volte beata a
volte vissuta come odiato isolamento, vite
scandite come una clessidra dalla partenza
e dall’arrivo dell’aliscafo, che nella loro
semplicità paiono paradigmi essenziali ed
immutabili della natura umana.
Il fatto è che questa lentezza, questa “isolanità”,
ti entra dentro e quasi pensi di
non poterne fare più a meno, di averle
assorbite irrimediabilmente, come se
avessi capito qualcosa di fondamentale.
Poi torni in città, l’orologio ricomincia a
camminare e dimentichi che, nascosto fra
le grandi navi del porto, c’è un aliscafo
che ogni giorno parte verso un’altra
dimensione.
Foto: Davide Signa
In alto. Maria Cristina, sullo sfondo le sue conserve
Ustica si può raggiungere in nave o aliscafo da Palermo con la compagnia SI.RE.MAR
l (www.siremar.it).
Le principali feste e sagre popolari sono: San Giuseppe (19 marzo), la Pasqua, la festa della Stella Maris
(l’ultima domenica di maggio o la prima di giugno), quella del patrono San Bartolomeo Apostolo (il 24 agosto),
la Madonna della Croce (la prima domenica di settembre), San Bartolicchio (la seconda domenica di
settembre). Da assaggiare le piccole lenticchie usticesi, i capperi, le conserve (marmellate, condimenti di pasta, alalunga
o tonno sott’olio, bottarga di pesce spada), i dolci a base di vino cotto e le diverse specialità a base di pesce.
Da visitare i resti del villaggio preistorico dei Faraglioni, la necropoli romana della Falconiera, il museo archeologico presso
la torre Santa Maria, piazza Umberto I e le stradine adiacenti adornate da murales, la zona delle “case vecchie”.
È il mare comunque l’attrattiva principale di Ustica, definita “il paradiso dei sub”: i suoi fondali ricchissimi hanno reso
possibile la creazione di un vero e proprio museo archeologico subacqueo, un percorso sott’acqua che conduce i sub alla
scoperta di anfore romane, àncore, ceppi di piombo persi dalle navi migliaia di anni fa.
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