Zoe Magazine - Index

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Per me va bene Garageband o quello
che può rivelarsi utile per appuntare
delle idee, per non perdere il momento
di creatività. Ma l’alchimia che si ottiene
col suonare insieme è un’altra cosa e
sicuramente quando c’è la si percepisce.
Il problema sta invece nello scarto enorme
che c’è fra l’analogico ed il digitale,
perchè pur trovata l’alchimia, se poi
questa viene convertita in numeri perde
qualcosa. Se si incide sul nastro magnetico,
le frequenze in cui viaggia l’anima -
dico questa cosa così ma dovrei aprire
un dibattito a parte - riescono a essere
comunicate, riescono a suscitare uno
scambio emotivo.
Uno scambio emotivo che cerchi
anche attraverso un uso accurato
della parola, intesa nel suo significato
più evocativo.
La musica è, di fatto, naturalmente evocativa,
a volte l’uso di certe parole ti colloca
in uno stato diverso di attenzione
In alto: Max Gazzè
riattivare
il metabolismo della curiosità
è un modo
per stimolare
l’istinto creativo
che c’è in ogni essere umano
ed è allora che riesci a carpire qualcosa
che va al di là del significato del testo. Le
parole vengono intese secondo le proprie
esperienze personali, ma ce ne sono
alcune che riescono a smuovere qualcosa,
una vibrazione che diventa emozione.
Tutto questo
emerge in quest’ultimo
album
più che in ogni
altro. C’è stato
un evento, un
episodio durante
la lavorazione del
disco che ti ha
portato a capire
quale fosse la
chiave giusta per
questo tuo lavoro?
No, non c’è stato
un qualcosa
d’esterno. La mia
curiosità -come
dicevamo all’inizio-
mi ha portato
a eseguire delle
ricerche, volevo
riscoprire la naturale
condizione
dell’essere umano
in questo mondo e
alla fine ho scoperto
che nei millenni
abbiamo perduto
una serie di attributi
sensoriali non
riuscendo più ad
assaporare certe
condizioni che viaggiano su altre frequenze:
la musica ti può aprire il canale
dell’intelligenza percettiva, tramandare
un certo tipo di messaggio, come del
resto ha fatto nel corso dei millenni.
Hai studiato dei popoli in particolare?
Ho indagato a lungo il percorso del
popolo degli Esseni che attraverso i
manoscritti di Qumran hanno lasciato
delle tracce ed ho capito che l’essere
umano deve ritrovare il senso stesso della
sua vita, è importante capire quanto
siamo interconnessi l’uno con l’altro.
Ognuno di noi è in qualche modo una
fessura attraverso cui un’anima osserva se
stessa.
C’è un brano, nel tuo ultimo cd,
Siamo come siamo, che mi sembra
esprima questo concetto.
Certo. Si tratta di un semplice invito ad
osservarsi, a vivere secondo un punto di
vista personale. Secondo me nel mondo
non esiste una realtà oggettiva, non c’è
un migliore o un peggiore. L’invito è
essere come si è, essere sereni accettando
le proprie gioie e i propri dolori. Del
resto, per conoscere la gioia bisogna
conoscere la sofferenza, per sapere come
essere altruista bisogna sapere come essere
egoista.
Hai scelto di vivere in campagna con
moglie e figli pur lavorando come
musicista: il titolo dell’album Tra
l’aratro e la radio, può considerarsi
una sintesi del tuo punto di vista?
Vivendo in campagna si ha la possibilità
di stare in contatto con gli elementi più
naturali che il mondo offre, si riesce a
percepire il mondo com’è, al di là di tutte