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In basso: uno dei tanti graffiti dipinti sui muri di Cuba che riporta una frase del celebre eroe nazionale José Martí
diamo un pò di più perché spesso facciamo
anche i turni di notte che sono ben
pagati». Il lavoro all’università gli è stato
tolto perchè voleva andare a specializzarsi
negli Stati Uniti: “chi ha certe idee
non può formare le nuove generazioni”
è stata la spiegazione. Poi in America
non è andato lo stesso. Lo racconta
come se non si stesse parlando di lui,
con un sorriso divertito e distaccato.
Finalmente si incammina verso Plaza
Vieja, percorrendo con calma la strada
che ogni sera lo vede seduto sulle scale a
prendere il fresco, quella dove è cresciuto
e che probabilmente non avrà mai il
diritto di lasciare. Lo guardo allontanarsi
piano, mentre il vicolo gli si chiude lentamente
alle spalle, inghiottendolo dentro
musica e case colorate, caldo e odore
di tabacco, fino a farlo diventare parte di
quell’unica atmosfera così affascinante
eppure così difficile da sintetizzare, parte
di quel senso di struggente malinconia
che vela tutte le espressioni di gioia e
vitalità cubana.
Perché non c’è dubbio, sono i cubani a
rendere unica Cuba: la loro sensibilità
artistica ed il loro essere magnificamente
ospitali, la capacità di pensare che ad
ogni problema corrisponda sempre una
soluzione «Ahora vamos a solucionarlo!»
e la consapevolezza che niente, veramente,
è in nostro dominio. Un popolo
che sa sognare, con un altissimo senso
della dignità, che ama le differenze e le
armonizza. La mancanza di competitività
e la sensazione di “non poterci fare
niente” dovute al fatto che anche il
miglior medico, il più grande lavoratore,
il più illuminato professore universitario,
non potrà mai arricchirsi e avrà
comunque lo stesso tenore di vita di chi
lavora solo poche ore a settimana in
qualche ufficio pubblico, se da un lato
bloccano la crescita e non stimolano
l’impegno professionale, dall’altro creano
i presupposti per uno stile di vita
rilassato ed in una certa maniera spensierato.
La giornata non è scandita da
“pranzo - aperitivo - cena - dopo cena”,
uniche pause dalle incombenze lavorative,
perché l’arte, la famiglia, il tempo
libero ne occupano una fetta altrettanto
grande. Probabilmente anche per questo
ci sono così tanti artisti che riescono
a realizzare produzioni eccezionali con
la serenità di chi non lo fa solo per
“diventare ricco e famoso”. I pittori se
ne stanno nel loro studio, aperto a tutti,
a dipingere, chiacchierare, lasciarsi ispi-
rare. Gli scrittori si riuniscono ogni mese
nelle diverse Casas de la culturasparse per le
maggiori città dell’isola per confrontarsi,
darsi consigli e progettare collaborazioni.
Vladimiro è il responsabile della casa della
cultura di Trinidad. È uno di quelli entusiasti
della rivoluzione, di Fidel, della loro
cultura. Chiacchera volentieri, ci tiene a
farmi conoscere tutti i migliori scrittori
della città. Alcuni li troviamo nel loro studio
di pittori (molti a Cuba abbracciano
più forme d’arte), altri stanno attorno ad
un tavolo per strada a bere rum e guardare
i turisti, altri ancora li andiamo a disturbare
a lavoro, “l’altro lavoro”: camerieri in
hotel o addetti al servizio ai tavoli.
Vladimiro ne approfitta per farsi offrire
un caffè e spiega con orgoglio: «a Cuba
l’arte è considerata basilare per la società.
Ogni responsabile della cultura ha vari
promotori che girano in lungo e in largo
le diverse regioni di appartenenza per
scovare talenti, anche quelli nascosti in
paesini di campagna dimenticati da tutti».
Fredeslinda ci offre il caffè e mi regala
l’unico modo di fare soldi se non
si rivestono cariche governative è
lavorare nel turismo