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racconti dall’ultima
Cuba
viaggio nell’isola della
revoluciòn. Tra leggende
musica e tradizioni,
poco è cambiato nel dopo Fidel
Testo e foto: Alli Traina
na voce di
donna, senusuale ma non
più giovane, risuona
lontana per tutto il
vicolo. Canta una canzone antica di
amore e tradimenti e sembra trattenere a
stento il pianto, si mischia con le urla dei
bimbi che giocano in strada ed entra
nelle case insieme alla luce accecante del
mezzogiorno cubano.
Renè se ne sta seduto sul suo divano, gli
occhi socchiusi, il viso leggermente alza-
In alto: un edificio di Camaguey. Molti a
Cuba passano il tempo osservando dal balcone
cosa succede in strada
to rivolto verso la finestra, gode di un
raggio di sole che lo illumina come un
riflettore tra la penombra del pavimento
di maioliche rovinate e il muro senza
intonaco. È un mulatto dagli occhi chiarissimi
che paiono quasi trasparenti sul
suo colorito, abita con la seconda moglie
ed i tre figli nello stesso appartamento
dell’Avana Vecchia dove la sua famiglia
vive da generazioni. Non scherzare con me
che sono come il fuoco canta la voce lontana:
parole proferite con un’intensità tale da
far sembrare un grido quello che in realtà
è un motivo sussurrato a mezza voce.
Finisce la canzone e subito ne ricomincia
un’altra, accompagnata questa volta da
una chitarra e tutto sembra ripetersi
all’infinito in una calma assopita.
Renè si alza e va a prendere un’altra bottiglia
di rum dal frigo adibito a dispensa,
su cui sono attaccate le poche lettere che
il padre gli spedisce dall’America, dove è
riuscito ad andare per problemi di salute
e da cui non è più tornato.
Apre la bottiglia e ne versa le prime gocce
per terra, “per i santi” dice.
I santi a cui si riferisce sono gli orisha
della regla de ocha (più comunemente
santeria), una religione arrivata a Cuba
con gli schiavi provenienti dall’Africa
intorno al XVII secolo, che è riuscita a
sopravvivere al processo di cristianizza-
zione imposto dai dominatori spagnoli
nascondendo dietro ogni santo cattolico
una divinità africana. Ancora oggi è così:
a Nuestra Señora de la Regla corrisponde
Yemayá, la dea dell’oceano e la madre di
tutti gli orisha, a San Cristoforo corrisponde
Aggayú Solá, dio della terra e dei
viaggiatori, a San Lazzaro invece Babalú
Ayé patrono dei malati ed amico degli
animali. Il fascino della santeria non sta
solo nella particolare spiritualità che deriva
dalla fusione dell’antica cultura africana
con la religione cristiana, ma sta
soprattutto nell’essere stata assorbita e
arricchita dall’identità cubana, entrando
così a far parte delle più affascinanti tradizioni
ed abitudini dell’isola. Per questo
le storie di straordinarie guaritrici e di
impenetrabili santoni vengono raccontate
non come leggende ma come aneddoti
reali e per questo anche chi non è devoto,
come Renè, ne rispetta profondamente
principi ed usanze.
Capita spesso di incontrare per strada
gente di ogni età totalmente vestita d’un
bianco immacolato: sono i nuovi iniziati
che, dopo tre giorni di cerimonie, hanno
“ricevuto il santo” ed insieme si sono
purificati, come se fossero appena nati. Si
dice che anche Fidel Castro si sia sottoposto
in Africa ad un rito di iniziazione e
che per questo sia dotato di una forza e
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