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bond
è tornato
E SI SCOPRE
uguale in tutto e per tutto
al suo creatore Jan Fleming: un pò
arrogante e con la passione per i drinks
Matt Barker
ond è tornato.
B Ancora una volta.
Solo che questa
volta è tornato come mai
prima d’ora. Di nuovo sui nostri schermi
cinematografici (Quantum of Solace, il 22°
film della serie, è attualmente in produzione
negli studi England Pinewood e
programmato per l’uscita nelle sale nel
mese di novembre) e di nuovo nelle
nostre librerie (in maggio lo scrittore
Sebastian Faulks ha fatto risorgere 007
sulle pagine dei libri con il nuovo Devil
may care, storia dell’eroe giramondo della
guerra fredda, mentre l’ultima storia del
giovane Bond scritta da Charlie Higson,
Double or Die, uscirà in Italia ad agosto).
Quest’anno cade anche il centenario dalla
nascita del creatore di Bond, Ian Fleming,
ricordato da un’importante mostra che
celebra la sua vita ed i suoi tempi
all’Imperial War Museum di Londra. La
mostra, intitolata For your eyes only (Solo per
i tuoi occhi), traccia degli affascinanti parallelismi
tra lo scrittore e il personaggio,
mostrandoci quanto di Fleming venisse
trasmesso in Bond e quanto il nostro
agente segreto fosse un prodotto dei suoi
tempi post-bellici, sviluppando un iconi-
co personaggio di celluloide proprio
all’apice degli anni ’60 e dandoci un’immagine
del jet set che si è poi protratta
nei sempreverdi ’70. Fleming appare
dalla mostra come un uomo piuttosto
arrogante, che ha avuto difficoltà ad
adattarsi alla vita civile dopo la fine della
seconda guerra mondiale; un affascinante
vecchio diplomato ad Eton, con il
senso dell’avventura, che ama concedersi
qualche drink. Niente di nuovo.
Chiunque abbia letto i romanzi di
Fleming, specialmente i primi, avrà
notato che Bond è in realtà una persona
piuttosto difficile, che schiaffeggia le
donne e che sembra più preoccupato di
che vino vada con il pesce piuttosto che
dei temi della vita e della morte.
Il curatore della mostra James Taylor
respinge la mia teoria secondo la quale il
vecchio Fleming sarebbe stato un po’
snob: «Oh no, no, non era niente del
genere. Doveva chiedere al suo editore
di scegliere qual era il corretto vino che
Bond avrebbe bevuto con un particolare
pasto, non era un grande buongustaio, in
nessun campo. Fleming era in realtà un
tipo affascinante, qualcuno che andava
d’accordo con tutti. Si, anche con le
donne». Dunque Bond era una versione
narrativa di Fleming? «No, davvero.
Condividevano background simili ed
avevano entrambi prestato servizio alla
Marina Reale durante la seconda guerra
mondiale, ma Fleming era uno che lavorava
con la penna, aveva un lavoro da
scrivania per l’intelligence navale. Non fu
mai davvero un uomo d’azione». Fleming
morì nel 1964, riuscì dunque a vedere
solo due film di Bond (Dr No e Dalla
Russia con amore), che avevano entrambi
come protagonista Sean Connery. Taylor
spiega che all’inizio lo scrittore non era
entusiasta del giovane scozzese e avrebbe
invece preferito vedere David Niven
indossare lo smoking e girare le riprese.
«Non appena ebbe incontrato Sean
Connery, però, i due andarono subito
d’accordo e Fleming diede rapidamente
la sua approvazione. Fleming era sempre
un po’ irritato dall’industria del cinema e
odiava anche l’idea della celebrità, anche
se il successo dei suoi libri lo fece diventare
una figura famosa». È stato, naturalmente,
il cinema che ha creato la leggenda
di Bond, dando forma ad un personaggio
che è diventato una delle grandi
icone narrative della nostra era. Connery
ZOE MAGAZINE 14