Zoe Magazine - Index

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materazzo. E dopo? La cassa come per
tutti. Di legno come tutti. Le immaginette,
le preghiere, i fiori e basta. Questa è.
Io zingaro
Io zingaro io cassonetti tu butta e io raccoglie,
io zingaro tu odia ma io serve: tu
televisore plasma io tuo vecchio sinudyne,
tu aspirapolvere nuova io tuo vecchio
folletto; io zingaro tu butta e io raccoglie
e domenica vende mercato; tu dice io
inutile ma io serve, se tu lascia nessuno
prende strada sporca gente lamenta e
invece io prende e vende; tu butta mobiletto
vecchio io vende tu lascia monitor
computer io carica su furgone e vende;
tastiera radio giradischi macchina moka
tu butta io non butta; io prende e dopo
strada pulita. Tu dice io mangia alle tue
spalle nooooo tu butta pane e io pulisce
e mangia. Tu butta e io raccoglie.
Ehi sono Serena
Studio da infermiera, tiro cocaina, sono sagittario.
Mi tamburellano in mente queste tre
frasi. Le dico che quasi non mi sembrano
mie. Cerco di pensare alle persone a
cui le ho sentite pronunciare. O era una
sola? A quanto ne so potrebbero essere
tre persone o una. Un ricordo sbagliato.
Studio da infermiera
tiro cocaina
sono sagittario
Da come suonano potrebbero essere un
rap. Forse solo un rapper può inanellare
tre sequenze così dissonanti. Ma a questo
punto sarebbe una rapper donna.
Conosco rapper donne?
Che vuoto! Da quando è così? Da quando
cerco di mettere insieme ricordi confusi?
Provo a cantare a mente i miei tre
versi.
Studio da infermiera
tiro cocaina
sono sagittario
Mi suonano. Li ripeto. Più e più volte.
Ripasso nella mia agenda mentale la successione
delle uscite serali per vedere se
c’è un concerto, un gruppo rap. Vado in
un negozio di dischi specializzato e chiedo.
Esistono rapper donne ma nessuno
sa rintracciare le mie tre frasi in un pezzo
hip hop.
Per giorni continuo a rappare.
Studio da infermiera
tiro cocaina
sono sagittario
Se solo ricordassi un particolare, qualcosa
che mi aiuti a dare un nome e un giorno
a tutto questo.
Ehi sono Serena studio da infermiera tiro cocaina
sono sagittario. Sì potrei essere io. Se ci
Cosa hanno in comune
un padre, uno zingaro,
un’infermiera
e un calciatore?
Storie di ordinario
eroismo
metto il nome davanti pare che sta parlando
di me. Non è che sono una rapper
e non lo so? Ehi sono Serena.
Il figlio di Bruno
Se fossi stato calciatore avrei potuto aiutarti.
Bastava che sapessi appena palleggiare.
Con un po’ di fortuna e una buona
scuoladi calcio saresti stato mio figlio, il
figlio di. Un calciatore come papà. La
curiosità del cognome e avresti avuto
quell’attenzione che altri ragazzi possono
solo sognare. Già solo quello ti avrebbe
aiutato. Il minimo per entrare in una
squadra pure piccola, farsi notare, farsi
prendere come il figlio di. Un motivo per
far uscire il nome della squadra sul giornale
e saresti stato famoso pure tu. Forse
è stato il confronto con papà. Forse non
hai creduto abbastanza in te. Sono sicuro
che non ti ricordi ma una volta venni a
vederti giocare con i tuoi amici: una partita
di un torneo amatoriale. Nell’altra
squadra, non potevate saperlo, c’erano
finti amatori, veri campioni anche se di
categorie inferiori, gente di mestiere ma
sfortunata o prestata a un torneuccio del
giovedì sera. Perdeste, e anche di molto,
ma tu segnasti quattro gol da fuoriclasse.
Mi ero illuso che potesse essere il segno
di una vocazione e invece il giorno dopo,
come se volessi punirmi per il mio essermi
fatto abbagliare dal tuo talento
di una sera, mi annunciasti che
avevi fatto domanda per la scuola
di polizia. Io che ti avevo visto
sudare e pagare il diploma me ne
feci una ragione. Poi finì quell’amore
come te ne erano finiti
altri. Infatuazioni passeggere, fissazioni.
Oggi non so più che
farai, quanti biglietti da visita col
tuo nome, quante nuove società,
imprese commerciali. So che non
sei quello che voglio ma so che
sei mio figlio. Nient’altro. E
finalmente mi basta.