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aiuta il cuore a pomparlo fa fare sonni
agitati, che non riposano veramente e
lasciano al mattino con le ossa rotte e gli
occhi spaccati di sangue. I più fortunati,
i più stanchi viaggiano in cuccetta. Più
difficile imbrogliare, la cuccetta si paga e
basta. Anche lì, il letto è un’altra cosa,
ma almeno ci si stende, si arriva in grado
di godersi a pieno anche la prima delle
due giornate con la famiglia. E poi ci si
rimette in marcia la domenica sera e si
arriva a Milano pronti per una giornata,
per un’altra settimana di lavoro. Stanchi?
«No, quando mai! Cioè, un poco, ma
d’altronde chest’è». Enzo, operaio, vive a
due passi da Piacenza, e a casa non ci va
tutte le domeniche. La famiglia forse salirà
con lui a fine anno. Attraversando un
paese che sembra svilupparsi in verticale,
almeno nelle parole di chi lo percorre in
treno tutte le settimane.
Nello scompartimento a sedere le gambe
continuano ad agitarsi per trovare una
posizione decente. Pasquale, il “portoghese”,
si alza e si allontana. Un ragazzo
spegne la luce, la riaccende pochi minuti
dopo il controllore.
Pasquale non c’è. Ha
lasciato solo una maglietta
per occupare il posto.
Ha imparato che i sedili
numerati dal 71 all’86 in
ogni carrozza non possono
essere prenotati, e
nessuno quindi potrà
presentarsi per reclamare
la sua poltrona. Riappare
dopo diversi minuti,
guarda nervosamente il
corridoio, poi alla fine
Foto: Marco De Masi
chiude gli occhi e comincia, come può,
a dormire. Restano poco più di otto ore
di viaggio, consumate tra soste, passeggeri
che via via si aggiungono dalle stazioni
della bassa Lombardia e
dell’Emilia Romagna. Lavoratori, ma
anche solo studenti, ragazzi in gita,
genitori in visita ai figli emigrati.
Si fa giorno, ci si avvia verso Napoli. Il
controllore non si è più fatto vedere. Ci
si comincia a svegliare, a stiracchiare, a
stropicciare gli occhi e a far schioccare
la lingua impastata. Il panorama è cambiato
e la giornata è luminosa. La
Campania riaccoglie, solo per poco – di
più non sarebbe possibile – i suoi lavoratori.
Pasquale ha risparmiato i 37 euro
del biglietto, raccoglie il suo borsone e
scende con gli altri. Napoli Centrale.
Benvenuti. Il treno si svuota. Qualcuno
si incontrerà di nuovo sul treno di
domenica sera, alle 20.36. L’aria ferrosa
e spessa della notte, sudata, cede a quella
fresca di Napoli, appena si aprono le
porte. Con meno di mezz’ora di ritardo.
ZOE MAGAZINE 11