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l
’aria, all’interno, è ferrosa,
un odore di polvere
e metallo, un
primo assaggio della notte.
Il treno partirà, salvo prevedibile
ritardo, alle 23.20 da Milano,
Milano
Napoli
(direzione sud)
Giro nella notte
dell’espresso che
divide l’Italia in due
Marco De Masi
diretto verso Napoli, verso le case e le
famiglie di un gruppo consistente di operai,
carpentieri, manovali, che hanno
lasciato il sud per cercare lavoro. E che
nel fine settimana, ogni fine settimana, si
mettono in viaggio per tornare, almeno
per qualche ora, a casa.
«O ’i ’lloco, vi’, sta partenn’!».
Parte davvero
l’espresso, il treno che
costa poco, quello dove
non paghi supplementi,
ma solo il prezzo nudo
del biglietto. Qualcuno
non paga nemmeno quello.
Pasquale V., sulla trentina,
mulettista, le braccia
enormi ricamate di
tatuaggi, si vanta poco
credibilmente di non aver
pagato mai: «Viaggi in
questo schifo e devi pure
dargli i soldi? Ma stiamo
scherzando?». Patteggerà
con il controllore, se
acciuffato, o ancora
meglio proverà a cavarsela,
ad andare da una carrozza
all’altra nel
momento in cui il personale
comincerà ad attraversare
i vagoni per controllare
i biglietti. Pochi
minuti e dovrà cominciare a scappare, ma
non è nervoso: sembra solo il protagonista
di un gioco, sa che, nella partita settimanale
di guardia e ladri, a lui toccherà
sempre lo stesso ruolo, almeno fino a
quando la famiglia non si trasferirà con
lui a Sesto San Giovanni, periferia di
Milano. O ancora sarà lui a trovare un
lavoro migliore che lo riporti in qualche
maniera a casa, giù al Sud, senza troppe
altre pretese.
Intanto continua a fare il pendolare, viaggiando
seduto su una poltrona lercia,
incrostata dalla polvere, la sporcizia, il
sudore di chi ha viaggiato prima di lui. I
sedili sono abbastanza larghi e soffici, ma
se qualcuno è seduto di fronte manca lo
spazio per le gambe. Comincia allora una
specie di accordo efficace e tacito con il
passeggero di fronte. Ci si muove assieme,
uno mette le gambe da una parte,
appena appena stese, l’altro le mette dall’altra.
Si chiudono gli occhi, si riaprono,
ci si aggiusta, si prova a ignorare il rumore
che viene dai corridoi, le risate e i
discorsi ad alta voce che vengono da
qualche scompartimento più in là.
L’accento è quasi sempre lo stesso, inevitabilmente
campano.
Qualcuno non regge a lungo e dopo i
primi mesi dirada le visite a casa. Stare
tutta la notte seduti è massacrante. Il sangue
non circola bene, l’adrenalina che
ZOE MAGAZINE 10