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la terra
del corallo
Gabriele Fernandez
o
ggetto oggi di polemiche
per le recenti normative
comunitarie in vigore dal
2009, che ne disciplinano quantitativi
pescabili e commercializzabili,
il corallo, è destinato ad acquisire un forte
incremento di valore. Ma perché una piccola
scheggia di un frammento marino cesellata,
lavorata e montata con oro o argento dovrebbe
avere un simile valore? Sarà per via delle tradizioni
che anche nelle zone più moderne del
nostro paese mantengono la loro sussistenza;
Sarà anche perché, il rosso è il simbolo della
vita, colore del sangue che ci scorre nelle vene
così come interpretato dalle antiche religioni
monoteiste, oppure potrebbe essere per questo
senso di sentirci legati al mare alla sua forte
natura procreatrice, come racconta la mitologia
classica con il mito di Perseo. Tutte storie legate
al significato del corallo, ma oggi per individuarne
essenza e valore è giusto una premessa
rivolta agli usi e costumi passati. La lavorazione
del corallo nasce in Sicilia. Tra il XV ed il XVI
secolo Trapani assume un ruolo dominante sia
nella produzione che nella lavorazione realizzando
commesse legate ad oggetti di matrice
sacrale e votiva,
come ostensori
acquasantiere,
presepi montati
con oro, argento
ed altre gemme.
Nei secoli successivi
tale mercato
si sviluppa ulteriormente con la creazione di
oggetti, ma soprattutto gioielli che vengono
richiesti dalle nobili famiglie di tutta Europa. A
metà del 1800, si affianca a Trapani anche
Sciacca, dove la tradizione racconta di un fortuito
ritrovamento di uno dei più grandi banchi
di corallo mai rinvenuti. Già famosa per il
suo controverso sottosuolo marino dovuto
alla presenza di continui moti vulcanici,
Sciacca, sale alla ribalta per la presenza di un
corallo dall’intenso colore arancio-salmone,
facilmente reperibile a basse profondità, che
finisce per arricchire in pochi anni pescatori ed
artigiani. Nonostante tutto, per via delle crisi
economiche legate ai risvolti politici, ed a causa
dell’eccessiva abbondanza della materia prima.
si giunge ad una svalutazione progressiva del
corallo, determinando la fine o la migrazione
delle maestranze locali verso altri lidi dove
ancora quegli oggetti conservano il loro antico
valore. Marilù Fernandez, designer di gioielli,
inizia quasi per gioco negli anni 80’ a ripercorrere
stili e tecniche delle tradizioni orafe
siciliane. Nel 1991 è invitata a Montecarlo
dalla esperta giuria del Museo Oceanografico del
Principato di Monaco a rappresentare con un suo
gioiello un’ intera mostra dedicata al corallo, da
quello stesso gioiello verrà tratto un francobollo
celebrativo dell’evento. Da Trapani a
Monaco, dagli antichi artigiani a Marilù, passando
per i monili del museo Agostino Pepoli
fino alle moderne interpretazioni di gioielli in
corallo, ecco come nasce il mito de “la Signora
del Corallo”.
l’iniziativa
Il progetto “Sicilia Terra di Coralli”, presentato
a Milano da Marilù Fernandez, durante
l’ultima edizione della Fiera B.I.T. prevede
un “Educational turistico” gratuito di due
giorni. Il primo giorno si inizia con una conferenza
introduttiva che sviluppa il tema del
corallo, dalla natura al design, per poi seguire
con una visita delle collezioni private della
famiglia Withaker conservate dall’omonima
Fondazione. Il secondo giorno si parte da
una visita guidata delle raccolte del museo
A.Pepoli di Trapani per concludere il percorso
con un cocktail presso lo studio di Marilù
Fernandez che illustrerà, oltre alle sue collezioni
più importanti di gioielli, anche le tecniche
moderne ed antiche di microscultura
del corallo. Un progetto che vuole riqualificare
l’immagine dell’artigianato artistico siciliano
per la sua storia e la sua ricchezza. Il
primo incontro è in programma per metà
Maggio 2008.
info segreteria organizzativa:
091 730 29 49 – 338 722 22 11
info@marilufernandez.it