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dero come “una valuta culturale” da cui è sempre
stato più facile lasciarsi trasportare rispetto
ad altre forme d’ arte e specialmente dopo l’
esplosione degli anni ’50. Qui le band erano
così numerose verso la fine degli anni ’60 che
hanno dato vita ad un fenomeno conosciuto
come il “Merseybeat”- dal nome del fiume che
attraversa la città- un genere musicale nato nei
locali attivi tra i docks- finchè il “rumore” di
Liverpool ha straripato fuori dagli argini. Ma
dalle cronache dei nostri giorni è appena emerso
un altro termine, il “Merseylit”, usato per
descrivere il fenomeno in ascesa di una nuova
generazione di scrittori, poeti e drammaturgi,
nati e cresciuti a Liverpool .Tra i più noti per
fare qualche nome vorrei citare: Kevin
Sampson, Niall Griffiths, Jimmy McGovern,
Linda Grant, Gwendolyn Riley, Roger
McGough and Alan Bleasdale».
E da dove ha origine tutta questa straordinaria
“verbosità”?
Walsh lascia scivolare lo sguardo verso la costa:
«Penso che il fatto che Liverpool sia “ un porto
di mare” abbia avuto grande influenza sul suo
patrimonio musicale e letterario. La tratta degli
schiavi, grande macchia della nostra storia, si
è svolta principalmente tra l’ Africa, Liverpool
e la parte occidentale delle Indie. Non è una
coincidenza che la narrazione orale è da sempre
il costume dominante della cultura
Africana. E non ci dobbiamo dimenticare
quanto sia ricca e variegata l’ eredità irlandese.
A seguito della devastante carestia del tubero
In basso: La zona di Mersey @ Ian Lawson; Penny Lane street.
della patata, migliaia di immigrati si sono trasferiti
qui, e all’ improvviso i menestrelli irlandesi
hanno iniziato a cantare le loro storie nelle
bettole come nei salotti ».
«Oh si, le bettole che passione...». Si può dire
che questa città si concede una o due “pinte”
di tanto in tanto. Avere un look appropriato e
uscire la sera sono attività che la gente prende
molto seriamente, come ci racconta Angie
Sammons, editore di “ Liverpool
Confidential”(www.liverpoolconfidential.co.uk), un
sito che è una guida irriverente ed acuta sulle
abitudini locali. «Il centro di Liverpool è sempre
affollato il fine settimana, »- ci spiega. «
Tutti sono estremamente “vestiti”, soprattutto
le giovani donne- che vantano uno stile
“pudico e immacolato”. E’ sempre piacevole
godersi un’ uscita serale, e per essere sinceri,
ci si diverte con poco in uno dei tanti pub che
esistono da tempo immemore e che continuano
ad apparire come fossero dei locali
nuovi. » Walsh approva: «Anche quando la
città era con il culo per terra, non è venuto
meno lo spazio dedicato al divertimento. Per
gli Scousers la settimana lavorativa di cinque
giorni è sempre stata considerata solo come
un’ irritante deviazione dai tre giorni del fine
settimana. Ciò che di speciale offre la Capitale
della Cultura è che darà sempre l’ opportunità
di sfoggiare il suo volto bohemien insieme a
tutte le sue tascabili meraviglie culturali, che esistono
a prescindere dai Beatles e dai circoli di
football. » Accennando a Liverpool la maggior
parte della gente infatti penserà ai Beatles
o alle due famose società di calcio, il Liverpool
e l’ Everton. Ma c’è molto altro.
Ad esempio le mostre di Le Corbusier e Klimt,
il concerto della “ Viennese Balls” con la Royal
Filarmonica Orchestra di Liverpool che si terrà
al St George’s Hall, il quinto festival della
Biennale di arte contemporanea, il festival dell’
Immagine, il Mathew Street Festival, leggendaria
kermesse musicale che si svolge in Agosto,
durante il quale Sir Paul McCarteney si esibirà
in un concerto insieme ai Creamfield all’
Anfield stadium il primo giugno ( e , non possiamo
dimenticare, James Bond: Daniel Craig,
l’ attuale interprete di 007 è una gloria locale).
ZOE MAGAZINE 65