Zoe Magazine - Index

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Bogotà,
poesie
e un maglione pesante
(con Alessio Brandolini)
Daniela D’Angelo
c
osa hanno a che vedere tra loro Roma
e Bogotà? Una valigia di vestiti leggeri
e dei blocchi di carta su cui scrivere?
La responsabilità della poesia e la passione
per i propri figli?
Mappe colombiane (LietoColle 2007), libro di
poesia di Alessio Brandolini, poeta che vive
e lavora a Roma, ha dimorato nella mia borsa, assieme alla mia
agenda, le chiavi di casa, il telefonino. Quel libro è diventato un
oggetto quotidiano, quelle poesie mi hanno accompagnato nei
lunghi tragitti in metro o nelle soste di bel tempo, nel parco. Ma
anche a casa, nel silenzio della sera o della mattina presto. Libro
che ripesco, di tanto in tanto, perché continua a raccontarmi
qualcosa. Chiedo ad Alessio del suo viaggio in Colombia, come
nasce il libro, lo investo di domande; lui è generoso e non si tira
indietro. «Sono stato in Colombia nel giugno del 2004 un paio di
settimane, invitato (a sorpresa) a rappresentare l’Italia al prestigioso
Festival di poesia di Medellín. Leggevo i miei testi in italiano,
e un poeta colombiano li leggeva in spagnolo… molto bello,
le letture si svolgevano in piazze affollate. La sera si parlava e
beveva assieme (i poeti sono una fauna umana molto variegata...)
e c’era lo scambio di libri, con dedica. In queste circostanze ti
senti quasi importante, almeno per te stesso.
Al ritorno, ho scritto di getto Mappe colombiane, una specie di diario
di bordo poetico e spirituale, dove traccio le mappe della mia
vita. Per il viaggio avevo portato con me una guida della
Colombia, cartine dei posti che dovevo visitare, blocchi per scri-
vere, la macchina fotografica e pochi vestiti perché mi avevano
detto che lì faceva molto caldo, e invece Bogotá è una città
fredda con i suoi 2640 metri di altitudine, così mi sono fatto
prestare un maglione da Carlos, il marito di Luz Mary, poetessa
bogotana. Poi mi sono trasferito a Medellín, dal clima
costantemente primaverile, l’ideale!
Ho visitato alcune città al nord della Colombia, molto affascinanti,
come Tunja e Villa de Leyva, in un avventuroso viaggio
in auto».
Perché si sente il bisogno di narrare i luoghi?, chiedo.
«Narrare di luoghi colombiani, in poesia, è stato come tornarci
più intensamente e ascoltare di nuove quelle voci, vedere
quella luce, il profilo delle Ande. Quel paesaggio allora c’è stato
davvero, mi dicevo, e quell’esperienza resterà per sempre dentro
di me. Narrare luoghi è anche questo: estendere le proprie
conoscenze e affetti, rafforzare le proprie traballanti radici».
Ma che vuol dire essere genitori, e scrivere poesia, come
entra la scrittura nelle abitudini familiari e viceversa?.
«Il lavoro, la famiglia, gli impegni lasciano poco tempo alla
scrittura e alla lettura», ammette, «ma in tutte le mie cose
(anche quelle in prosa) torna la famiglia: quella d’origine e
quella che ho ‘fondato’ insieme a mia moglie Laura. Parlo spesso
dei miei famigliari, dei miei figli, e loro parlano spesso nei
miei versi. Guardo le cose con gli occhi dei miei figli».
Tra i progetti, quello di una casa editrice: Fili d’aquilone, stesso
nome della rivista online che ha ideato e che coordina. In
pratica, un altro nuovo viaggio.
ZOE MAGAZINE 59
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