Zoe Magazine - IndexZoe Magazine - magazine - IndexIn senso orario: Fulvio Di Piazza, Senza titolo;
Francesco De Grandi, Senza titolo; Francesco De
Grandi, Piantina.
rappresentare in modo perfetto i tratti
stilistici della scuola di Torino. L’artista
(Pinerolo, 1961) è nato dipingendo scorci
urbani, periferie e anime perse. Il suo
linguaggio espressivo lascia sempre in
evidenza il fatto che ogni dipinto è tratto
da una foto, un frame video o da uno
scatto di bassa qualità (spesso pornografico).
Ecco perché ogni sua opera
sembra sfocata, mossa, precaria. Galliano
è una sorta di sociologo che non dipinge
mai la realtà in presa diretta: i suoi quadri
rispecchiano la personalissima visione
che ha del mondo e della società; e la sua
anima piemontese, vagamente angosciata.
I paesaggi urbani che realizza raccontano
di città dinamiche, costantemente al
lavoro, in continuo movimento. Luoghi
di profitto e industria, ma anche di alienazione.
Lontano dai tratti di Galliano, è
Pier Luigi Pusole, torinese, classe ‘63.
Espone acrilici monotematici e si autodefinisce
“scienziato dell’arte”. Alla civiltà
industriale contrappone la natura. Per
questo dipinge montagne ritagliate come
quinte di teatro adagiate su laghi, cieli
verdi opprimenti, profili incombenti che
diventano pura astrazione. Di Torino
non si vede nulla ma si percepisce l’anima
dolente e coraggiosa. Quella di Pusole è
una sfida esplicita contro il creato.
“Voglio schedare le cose che mi capitano
mentre dipingo - dice - Ecco il fine della
mia ricerca scientifica. Quando lavoro
non sono più nella natura. Ma mi confronto
con la natura dall’esterno, ricreandola. I
miei quadri sono una specie di esperimento
di ingegneria genetica”. E così, l’arte
torna ad essere lavoro.
Dal Piemonte fino allo Stretto.
Milleseicento chilometri più a sud e qualche
anno più tardi (sono i primi anni ‘90)
nasce a Palermo la Nuova Scuola
Palermitana. Capace, insieme al gruppo di
Scicli (rappresentato da Pietro Guccione e
Giuseppe La Cognata e ispirato al
Triangolo della Sicilia Sud-orientale) a
rilanciare in tutta Italia la pittura del Sud.
Le star di questo movimento “cantore di
un’idea mitica e underground di Palermo”?
Sono Alessandro Bazan, Francesco De
Grandi, Andrea Di Marco e Fulvio Di
Piazza. Tutti si raccontano attraverso pennellate
contaminate dal cinema e (soprattutto)
dalle strisce dei fumetti.
Due nomi per raccontare questo cammino.
Di Piazza (Siracusa, 1969), definito
l’”Arcimboldo contemporaneo”, e
Francesco De Grandi, (Palermo, 1968)
artista “sudmoderno”. Di Piazza è un iperrealista
che descrive con dovizia di particolari
creature immaginarie, scenari onirici e
inquieti, elementi naturali antropomorfi,
mondi fatati e talvolta crudeli. In lui l’orrido
si fonde al grottesco e il paradossale al
paranormale. Il risultato è un dolce percorso
a ostacoli che stimola lo spettatore a un
tipo di visione differente. Ben più lenta,
riflessiva e molto (molto) dettagliata. Guai
a basarsi solo su una prima impressione.
L’incredibile quantità di dettagli e sfumature
rendono i suoi quadri ogni volta diversi.
Mutano di continuo assumendo nuove
forme e significati. Insomma, per “gustare”
un olio di Di Piazza, folle mistura fra
David Lynch, Jorge Luis Borges, Tim
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