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REAL SHOW
De Klup
Foto: Pauline Niks
sono in 6 ma non si tratta di
una band. In belgio la nuova
moda è il collective drawings
Maria Groot
s
ei amici ventenni di
nazionalità Belga com-
prano un biglietto per entrare
in una fiera dell’eros. Si girano
intorno e danno un’occhiata.
Nel frattempo guardano in giro per trovare
un posto dove disfare le loro borse. Quindi
nel mezzo del pubblico, escono fuori i
cavalletti mettono sopra un grande foglio
bianco ed iniziano a disegnare. Insieme loro
sono i De Klup, il più famoso dei gruppi di
collettive art ad Anversa. Due volte al mese,
si incontrano in una soffitta o all’aria aperta,
per bere birra a poco prezzo, divertirsi
insieme ma soprattutto per realizzare disegni
collettivi da restare senza fiato.
Dieci fogli vuoti di dimensioni differenti
sono attaccati su un muro sporco. Un paio
di ragazzi inizia a disegnare su fogli a caso,
compaiono di volta in volta delle figura: un
omino, degli animali, ingranaggi e parti
indefinibili di un intraducibile collage.
Nessuno ha un suo foglio assegnato, ma
tutti disegnano simultaneamente su i fogli
degli altri. La regola è questa, si disegna
qualcosa, giusto un passo indietro per guar-
dare da un altra angolazione e via a disegnare
nuovamente su un altro foglio.
Quando un disegno è concluso viene tolto
dalla parete e sostituito con un nuovo
foglio bianco.
Come sono venuti fuori i De Klub?
Melvin: «Nonostante avessimo frequentato
le accademie d’arte non ci eravamo mai
incontrati, i nostri percorsi erano stati differenti.
Tutto è iniziato due anni fa, giusto
con due amici che disegnavano insieme
Gerard e Johan. E dopo un pò si unirono
gli altri. Adesso siamo in sei».
Di questo passo in un paio di anni i De
klub diverranno che sò una ventina?
Gerard: «No assolutamente. Sei ragazzi è il
nostro limite. Già è abbastanza difficile
gestire un gruppo di sei, non sarebbe possibile
fare di meglio con neanche un altro
in più». ( ride)
Le ragazze sono sistematicamente
scartate?
Melvin: «Non del tutto. Ma forse beviamo
troppo e andiamo a letto troppo tardi,
non so...Qualche volta una ragazza ha
preso parte ai nostri appuntamneti, ma la
roba che disegnava era davvero brutta».
Le vostre serate sono aperte a chi
fosse interessato a partecipare come
spettatore?
Melvin: «Mah credo di si, del resto come è
successo adesso ( allude alla presenza mia
e della fotografa all’happening n.d.r.). Ma
la maggior parte delle volte il risultato è
ingannevole. Il gruppo sviluppa al suo
interno una sorta di linguaggio che parla
attraverso i disegni, ci si trova nella stessa
lunghezza d’onda. Un estraneo non è
detto che possa capire».
Che vantaggi ha realizzare disegni
collettivi?
Melvin: «Inanzitutto è uno spasso. E il
risultato è davvero molto più imprevedibile
che se disegnassi da solo.. Spesso vengono
fuori figure divertenti o assurde,
tutto grazie all’interazione... Ma è importante
mettere molta attenzione in ciò che
ZOE MAGAZINE 48