Zoe Magazine - Index

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Paola D’amore
Geometrie volumetriche
Ludmilla Bianco
f
uori luogo per Paola
D’Amore l’occhio
forte come l’occhio debole,
entrambi fuorvianti, e non
produttivi se non di citazioni. Si potrebbe
pensare, tra l’altro, e peregrinamene
all’Astrattismo italiano, ad esempio il
caso Como, contaminato da forme di
automatismo surrealista? Fandonie, a
volte è preferibile avere gli occhi vuoti.
Indubbia la ricerca sui materiali e la
voglia di sperimentazione, la connessione
additiva e seriale, la passione, celebrata e
forse temuta, per l’in sé compiuto (il solido).
Su superfici, spesso colorate, che fingono
da trama, isola forme solide, semplici,
elementari, ripetendole incessantemente
secondo ordine e misura, con esattezza e
in modo selettivo. Si danno visibilità di
trame con figure, quasi l’artista emble-
matizzasse un testo assente.
La radicale risoluzione riduttiva determina
cecità e cancellazione fotografica di
tempo e spazio, il vuoto di un centro.
Non evoca il mondo interiore, lo porta
dentro l’opera, immersa in pensieri non
pensati, in una sorta di autonomia indisturbata,
riservata.
Cifra stilistica dominante: gioco e regola.
Chiarezza e distinzione, nitidezza e
costruzione, e insieme colore, bigliesfere,
cilindri-bastoncini e
bastoncelli…Un bambino sa giocare
semplicemente perché bambino anche
con due pezzetti di legno.
Gli esiti più interessanti: le opere in cui il
gioco si fa forma estendendosi “naturalmente”
tra le forme solide, esaltandole,
macchiandole, mistificandole o impregnandone
la trama, senza alcun significato
intenzionale se non l’espressione del
proprio sé. Un manifestarsi più coraggioso
di quanto non sembri, e di cui forse l’artista
stessa non ha intera consapevolezza.
ZOE MAGAZINE 47