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nale anche per chi le mie foto le guarda».
Chi sono, in genere, i fotografi a cui pensi,
a cui ti riferisci?
«Mi piace molto Mario Giacomelli, Paolo
Pellegrin, le atmosfere notturne di Michael
Ackerman, l’approccio alla fotografia di Nan
Goldin o Francesca Woodman. Ma non è
tanto nella fotografia che cerco ispirazioni o
suggerimenti, quanto nella letteratura e nel
cinema».
Cosa significa per te fotografare?
«Dare voce a un pensiero».
Flavia Sollner
Fotografare la notte
Germano D’Acquisto
lavia Sollner non ha
paura del buio. E
f non potrebbe essere
altrimenti dato che, tedesca
di origine, vive ormai da anni a Oslo dove la
luce, soprattutto nei mesi invernali, è merce
rara. 25 anni, professione fotografa, ritrae un
mondo che vive solo di notte, quando la maggior
parte delle persone sono andate a dormire
e le strade, i boschi, i laghi si animano di
nuove umanità. «Mi affascina pensare - dice -
che esista un universo parallelo, carico di bellezza
e magia, che rappresenti una via di fuga
dalla realtà in cui viviamo».
I lavori firmati dall’artista tedesca hanno sempre
una doppia chiave di lettura: una ottimista,
romantica, dolcissima; e una truculenta,
drammatica e violenta. Da un lato la fiaba,
dall’altro il racconto alla Stephen King. Ecco
perché la foto di una scarpetta dimenticata in
mezzo alla neve narra una doppia storia: la
prima rivela un incantesimo e la fuga di una
principessa; la seconda descrive un crimine
efferato, appena compiuto, la cui unica traccia
è testimoniata proprio da quell’accessorio
femminile abbandonato.
Gli scatti della serie Quiet Night, che non a caso
traggono ispirazione dalle favole Cappuccetto
Rosso e Cenerentola, sono costantemente filtrati
da un ventaglio di emozioni, non sempre
evidenti. “Reale e immaginario - sottolinea
Flavia - sono due facce della stessa medaglia
che spesso convivono...”.
Perché questa ossessione per la notte?
«Perché amo il modo in cui l’oscurità modifica
contorni, colori, lineamenti e li rielabora
offrendoli sotto un’ottica diversa, secondo me
più affascinante».
Nelle sue fotografie uomo e natura si
scontrano o convivono pacificamente?
Mario D’Angelo nasce a Trapani nel
1975. Fotografo free lance, si dedica al
reportage sociale e di spettacolo pubblicando
sui maggiori quotidiani nazionali
e riviste di settore. Lavora con il
Teatro di Roma, il Teatro Stabile di
Firenze e l’Accademia internazionale
di Butoh. Riceve i premi internazionali
“Orvieto Professional Photography
Awards” e “Premio di fotografia Aldo
Nascimben”. Espone in numerose
mostre, sia collettive che personali.
www.mariodangelo.com
In basso: When the7 Dwarfs Dwell , Flavia Sollner
«Sono soltanto gli uomini a lottare fra loro. La
natura li osserva e li compatisce».
Il segreto per una notte serena?
«Giocare con le torce accese e danzare in mezzo
agli alberi di una foresta. E’ un rito a cui non riesco
a rinunciare. Un viaggio spirituale con cui ritrovo il
mio equilibrio».
Tre aspetti del suo carattere...
«Difficile rispondere. Sono diversa da situazione a
situazione. Credo di essere una sognatrice ma so
stare con i piedi per terra. Sono un tipo leale e
romantico che però non rinuncia mai alla battaglia».
Un libro da leggere prima del sonno?
«Spazio molto, non ho un titolo specifico. Un giorno
mi lascio conquistare da un classico della letteratura,
un altro sfoglio un volume di scienze».
Cosa sognava di fare a 14 anni?
«Sognavo di essere me stessa, ma forse un po’ più
felice».
ZOE MAGAZINE 45