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in un
ggiro di
manovella
il mondo degli automata
e della giocoleria raccontato
Da Guido Accascina
Alessandra Traina
n una società che va di
i fretta, dove non c’è
tempo per fermarsi a
pensare, dove si vince se si
ottiene “tutto e subito” e dove
quel che conta è il risultato e non la sostanza, è
ancora possibile elaborare un punto di vista personale
e “perdere tempo” per sperimentarlo?
In altre parole, è possibile ritornare a quel concetto
di semplicità che ha in sé tutto lo sforzo e
la fatica della complessità? C’è chi alla propria
realizzazione ha cercato di dare una forma personale
e creativa, affrontando scelte e sfide con
l’ironia e la leggerezza di chi sa ancora giocare.
Si tratta di Guido Accascina, personaggio poliedrico
e affascinante, che ha saputo fare della
semplicità un’arte e del gioco uno stile di vita,
realizzando con coraggio un progetto in cui
pochi prima di lui si erano cimentati.
Tutto ha inizio con un pacco che viaggia da San
Francisco fino a Palermo: è il 1981, l’Italia e
l’America sembrano appartenere a due periodi
storici diversi, Accascina è un giovane ingegnere
palermitano e quel pacco è indirizzato a lui,
da parte di suo fratello.
Quella scatola non soltanto racchiude un gioco
nuovo ma muta sensibilmente il corso della sua
vita. Gli viene in mente di progettare, costruire,
far volare e vendere aquiloni, il tutto senza
intermediari, liberamente - un “one man
work” come dice lui stesso - e non si limita ad
immaginare questa possibilità, ma la realizza:
nasce così Alivola, impresa specializzata nella
costruzione e nella distribuzione di aquiloni,
giocoleria, giochi d’aria.
Sembra che per l’ingegnere rivoluzionare la
propria esistenza seguendo i suoi colpi di
genio – così definisce l’idea che l’ha portato a
fondare la sua azienda – non sia poi così complicato.
Si mette a studiare le tecniche di progettazione
ed il design degli aquiloni direttamente
dai cataloghi – le uniche fonti che riesce
a trovare - e, vista la scarsità di materiale
informativo, decide di scriverselo lui un libro
Aquiloni che (pubblicato da Stampa
Alternativa) è un must per gli addetti ai lavori
e non solo.
La popolarità degli aquiloni col tempo cresce
a dismisura e Guido Accascina ne è oggi uno
dei più quotati e stimati progettisti, nel frattempo
si è trasferito insieme alla ditta Alivola
a Montopoli di Sabina, in provincia di Rieti.
La ricetta del suo successo sembra stare nella
particolare caratteristica della sua indole che si
condensa in quella capacità di stupirsi e meravigliarsi
tipica dei bambini. E come i bambini,
quando scopre qualcosa di nuovo e affascinante,
Accascina la vuole capire, possederne le
tecniche e scoprirne i segreti. E’ successo così
anche con gli automata, piccole sculture animate
in carta, legno o metallo, che attraverso
complicati congegni meccanici, realizzano dei
semplici movimenti insieme buffi e affascinanti.
Guido Accascina li ha scoperti durante
una visita al Cabaret Mechanical Theatre di
Londra dove sono esposti quelli realizzati dai
migliori artisti come Paul Spooner e Peter
Markey e da allora non li ha più abbandonati.
Li definisce «una piccola visione del mondo in
un giro di manovella”, spiegando che “è
un’idea che viene spontanea se li si paragona
agli haiku giapponesi, che possono definirsi
una piccola visione del mondo in tre brevi
versi. L’automata compie un’azione che si
ripete a ogni giro di manovella e all’interno di
questo ciclo si racconta una storia molto semplice
e breve che tuttavia, come gli haiku, è preceduta
da uno studio e un lavoro estremamente
vasto”.
Come gli haiku (l’antichissima forma poetica
giapponese di tre versi composti rispettiva-
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