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dizione di rigore estremo che ha prodotto
esempi altrettanto estremi di trasgressione,
che il Giappone sembra comunque
assorbire con la massima naturalezza.
Non è fonte di gran consolazione, né
dovremmo noi italiani per questa ragione
proseguire sulla via dell’anarchia che
ci è congenita, ma è pur vero che più le
maglie di un sistema sono strette, più la
gente finisce con il cercare scappatoie
per sottrarvisi. In molti casi la reazione
può causare un reale disadattamento.
Nulla quindi di più errato che immaginare
che i giapponesi siano tutti eguali
tra loro. Nelle grandi città tra i giovani
dilagano gli atteggiamenti tipici dei punk
e le mode più varie, dai capelli vistosamente
colorati al piercing più sfrenato e
a un’ostentata abbronzatura, che è di per
sé provocatoria in un paese che ha per
secoli coltivato il mito della bianchezza
della pelle. Tra l’indifferenza generale,
ogni follia piccola o grande è in pratica
possibile. I migliori luoghi di osservazione
sono le grandi città come Tokyo e
Osaka, ma anche Kyoto ha la sua buona
dose di stranezze: un giorno ho visto
una ragazza che su un autobus si è truc-
cata e acconciata i capelli con la massima
calma per quasi un’ora. Doveva aver programmato
tutto quanto con cura, giacché
era armata di tutto l’occorrente, ciglia
finte e spazzola a batteria compresi.
Nessuno l’ha degnata di uno sguardo o
di un commento.
Stessa tolleranza (e stessa indifferenza)
viene mostrata, almeno per strada, verso
gli emarginati. Mentre assistevo a uno
spettacolo di kyogen all’aperto, nell’intervallo
un giovane all’improvviso ha
cominciato a dare in escandescenze, non
avevo idea di quello che stesse dicendo,
ma era chiaro che fosse mentalmente
Foto: Marcella Croce
disturbato. Tutto è continuato come se
nulla fosse, nessuno gli ha rivolto la
parola nemmeno per dirgli di smetterla,
nessuno ha chiamato la polizia. Un
atteggiamento che Fosco Maraini avrebbe
definito ‘uccidere con il silenzio’,
espressione per la quale esiste una parola
specifica (mushisuru). La società ha
sempre tollerato un certa quota di vagabondi,
e i pochi senzatetto di Kyoto,
ordinatissimi, si sono organizzati le loro
‘residenze’ in tutta tranquillità sotto i
ponti del fiume Kamogawa; sembra che
nessuno li disturbi o che se ne preoccu-
Ho visto una cosplè
ad una mostra d’arte,aveva
un minuscolo
cappellino rosso
a bombetta e stivali in piena estate
ZOE MAGAZINE 24