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l
Cosplè
la ragazza
manga
glossario delGiappone
che non riesce a
stare dentro gli schemi
Marcella Croce
a maggior parte
dei giapponesi
cerca in ogni circostanza,
sia che si tratti di
una gita che del proprio
lavoro, di fare parte di un gruppo ed
evita a tutti i costi di essere notato cioè di
sentirsi, secondo una comune espressione,
‘un chiodo che sporge’. In via generale
sono persone che appaiono ai nostri
occhi straordinariamente disposte ad
accettare le regole senza discutere.
Quando un atteggiamento è così diffuso
e radicato nella cultura di un popolo, di
solito è possibile individuare motivi storici
che possono almeno in parte spiegarne
le ragioni: alla corte di Kyoto nel periodo
Heian (794-1185) tutto era rigorosamente
stabilito, e la vita dei nobili sia pubblica
che privata era regolata fin nei minimi
particolari, nei colori dell’abbigliamento
come nel protocollo da osservare durante
le innumerevoli cerimonie previste.
Identica se non peggiore rigidità era
osservata anche nel periodo Edo (1600-
1867), quando gli shogun Tokugawa tennero
l’intero paese nella stretta morsa del
loro regime (bakufu), tagliandolo di fatto
fuori dal resto del mondo. La popolazione
fu divisa in quattro distinte classi
sociali (samurai, contadini, artigiani e
mercanti in ordine di importanza), e la
chiusura (sakoku) a ogni influenza stranie-
ra durò oltre duecento anni. Nel contempo,
per evitare rivolte da parte dei
grandi feudatari (daimyo), questi ultimi
venivano obbligati a un sistema di alternanza
(sankinkotai) fra la residenza nelle
province e nella capitale Tokyo (Edo),
mentre le loro famiglie venivano trattenute
in ostaggio nella capitale.
La società è anche oggi
estremamente strutturata;
gli studenti in particolare
sono tartassati fin dall’infanzia,
un sistema ferocemente
selettivo che si allenta
invece quasi del tutto
dopo l’ingresso all’università.
Fino a quel momento,
che culmina con l’ordalia
degli esami di ammissione,
si ha l’impressione che i
poveri ragazzi non siano
mai lasciati in santa pace;
persino nei fine settimana,
si vedevano ovunque, sempre
impegnati in qualche
attività parascolastica, sempre
intruppati e sempre in
uniforme. Fino a qualche
decennio fa, non era raro
osservare nella strade
manifesti che perentori
intimavano (a chi fosse in
grado di leggerli): “Ragazzi e ragazze,
osservate le regole!”.
Se è vero che in via generale i giapponesi
odiano stare in posizione anomala rispetto
al gruppo, è anche inevitabile che una
società così monolitica generi casi di
grave disagio, specie giovanile. E’ una tra-
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