Zoe Magazine - Index

Zoe Magazine - magazine - Index

COVER
Gente di
Turkana
Nella più ventosa
regione del Kenia l’ultima
delle tribù nomadi dell’africa
Rhett Butler
l popolo dei
i Turkana vive
nel nord del Kenya.
Durante la guerra in
Sudan la loro condizione è stata oggetto
dell’ attenzione dei media, ma oggi corre
il rischio di essere dimenticata. È una
tribù nomade composta da 300.000mila
abitanti che vivono in una regione confinante
a ovest con il lago Turkana, a sud
con il Sudan e ad est con l’ Uganda. Una
zona arida e polverosa, perennemente
battuta da forti venti e raramente bagnata
dalla pioggia. Per secoli i Turkana non
hanno avuto nessun contatto con il resto
del mondo.Sono tristemente venuti al
centro delle cronache in seguito agli
orrori del conflitto in Sudan e per l’ interesse
dimostrato da antropologi e missionari
verso la loro condizione.
Terminate le ostilità nel sud del Sudan e
con il ritiro degli aiuti delle Nazioni
Unite, questa gente rischia di essere nuovamente
abbandonata al suo destino e di
dover affrontare da sola gli stravolgimenti
che la guerra ha apportato al proprio
stile di vita.
La pastorizia è la loro principale attività
di sostentamento, allevano: capre, cammelli,
asini e pecore. Usano il bestiame
anche come merce di scambio. I perenni
spostamenti rendono i Turkana facili vit-
time di banditismo e la scarsa alimentazione
li rende fisicamente cagionevoli e
vulnerabili agli stress ambientali, ai focolai
di malattie di origine animale. Una stagione
con scarse precipitazioni può
minacciare la salute e le risorse alimentari
di questo popolo, causa di malnutrizione
infantile e di perdite devastanti tra
malati e anziani. I Turkana sono un
popolo fiero e orgoglioso, fortemente
attaccato alle proprie abitudini e restio ai
cambiamenti. Soprattutto dopo che in
passato gli esperti di sviluppo li hanno
mal consigliati cercando di spingerli a
considerare l’ agricoltura come prima
fonte di sostentamento. Non considerando
la scarsità delle pioggie nel nord del
Kenyache mette a rischio il raccolto, e
che la pioggia quando arriva può essere
devastante: straripare gli argini dei fiumi e
cancellare campi, strade.
La caccia è considerata un rito d’ iniziazione
maschile. Già i bambini di otto
anni posseggono un fucile Ak-47s: arma
maggiormente diffusa dopo il conflitto in
Sudan.Nonostante la fame minacci
costantemente loro e il bestiame, questa
società è attaccata saldamente alle tradizioni
e agli abiti tipici. Le donne si ricoprono
di perline colorate e usano i diversi
toni per indicare ricchezza, stato sociale
e matrimoniale. Danno grande atten-
zione alle acconciature: radono la testa
meno una piccola parte che adornano
con piccole treccie o tingono di arancio.
Gli uomini o si radono completamente o
portano i capelli molto corti. Come
accessori hanno coltelli d’ acciaio con
manici ottenuti da pelli di capra e un
mitra, modello AK-47s. Usano bastoni di
varie lunghezze e spessore come sostegno
per camminare e per condurre il
gregge.
Le loro abitazioni sono capanne costruite
con legno e foglie di palma, ricoperte
da pelli animali. Oggi negli insediamenti
permanenti, i tetti sono ricoperti da teli
di plastica catramata resistente all’ acqua
e dai sacchi vuoti degli aiuti alimentari.
L’ acqua è un compito delle donne: la
vanno a cercare nei pozzi sempre più
prosciugati e profondi, la trasportano per
lunghe distanze in bidoni d’ alluminio, un
tempo in contenitori ottenuti da pelli animali.
Tra la ricerca dell’ acqua e il pascolo
del bestiame questa gente passa la
giornata in cammino.
KAKUMA
È il campo allestito nel 1992 per ospitare
i 12mila orfani fuggiti attraverso l’
Etiopia dalla guerra in Sudan.
Successivamente sono arrivati Somali,
ZOE MAGAZINE 16