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Mimmo Quaranta
s
tare fuori in un campetto,
per strada,
all’interno di un
appartamento nelle ore prolungate
dalla luce: interi pomeriggi di dimenticanza
di sé, assorti nei giochi. Abbiamo tutti
fatto esperienza di questa minore immortalità,
mettendo a frutto un’attitudine connaturata al
nostro essere giovani animali: giocare. Il gioco,
come l’alimentazione, il sesso, risponde a una
necessità naturale: l’apprendimento attraverso
l’ imitazione, la metamorfosi, che ci rendono
capaci di assumere un’identità , una forma
specifica, dopo avere sperimentato le diverse
possibilità che dimorano latenti in noi. Johan
Huizinga, l’autore del classico storico-antro-
pologico sul gioco, Homo ludens, afferma
che l’uomo marca nel riso la sua differenza, la
sua specificità; nel gioco invece egli evidenzia
il legame profondo che ancora lo lega al regno
animale. La veridicità di questa affermazione si
limita però alle esigenze evolutive e dell’ adat-
homo
ludens(Mimicry)
la rappresentazione
evoca un tempo
e uno spazio,diversi
da quelli della
esperienza
ordinaria
tamento e alle linee di azione che esse dettano
nel sangue. Se usciamo dalla sfera dei comportamenti
costretti dai vincoli della necessità,
si apre davanti a noi lo spazio del simbolico.
L’ ambito delle relazioni animali è delimitato
dal potere di controllo sul territorio, dalla
disponibilità delle risorse, dalle gerarchie all’interno
dei gruppi e fuori di essi. Il gioco segue
gli schemi con alcune eccezioni che ne saggiano
l’elasticità e la validità. I cuccioli riproducono
il modo di agire dei parenti o dei
prossimi; così si preparano ai compiti che la
natura predispone per loro secondo modelli
di adattamento che mantengono una costanza
temporale, senza per questo impedire l’
eventualità di un cambiamento nel lungo
periodo. Lo spazio del
gioco è delimitato e
protetto da queste
costanti che denominiamo
nel linguaggio
comune istinti.
Il gioco umano è regolato
anch’esso da codici.
L’imitazione, l’attitudine
mimetica plasmano
gli atteggiamenti e le
azioni compiute dai
giocatori.
L’elaborazione della
cultura, che nell’uomo ha corrisposto probabilmente
a esigenze adattative, implica tuttavia
una riformulazione simbolica delle attività ludiche.
Esse hanno luogo su una scena simbolica
e non più in un ambito naturale e si configurano
come rappresentazione. I meccanismi, le
Sopra:un esemplare della farfalla plein
tiger che nelle situazioni di pericolo
assume i colori del manto della tigre.
scelte obbligate vengono trasposti su un piano
in cui agisce la libertà, la possibilità di prendere
delle iniziative inedite. La rappresentazione
evoca un tempo e uno spazio diversi da quelli
dell’esperienza ordinaria. Entro tali nuove
coordinate prende corpo la possibilità di ricoprire
un ruolo, indossare una maschera, assumere
l’ ambiguità di un comportamento che
svela/ricopre la nota segreta del nostro animo,
che la vita quotidiana non lascia risuonare.
Huizinga definisce il gioco: un’azione volontaria,
compiuta entro certi limiti definiti di
tempo e spazio, secondo una regola volontariamente
assunta e che tuttavia impegna in
maniera assoluta… Il gioco è fine a se stesso
e reca con sé una tensione gioiosa: la coscienza
di essere fuori dalla vita ordinaria. L’adozione
libera di regole vincolanti può sembrare contraddittoria,
ma in essa è riposto il segreto del
gioco Nel paradosso apparente della spontanea
adozione di un limite, ha luogo il gesto di
trasformarci per uscire dalla nostra personalità
socialmente accreditata, identificandoci con
figure che si trovano al limite della nostra consapevolezza,
affacciandosi dall’ inconscio. Esse
sono investite delle energie che sono riposte in
noi, col loro carico ambivalente di creatività e
furia distruttiva. Il regno ludico, quello della
scena teatrale e del rito con cui ridiamo attualità
agli eventi sacri narrati dal mito, delimitano
una zona in cui le forze dell’immaginario e della
elaborazione simbolica ricreano, dando loro
espressione, le condizioni elementari della vita.
La rigidità della maschera è attraversata da flussi
che donano plasticità al nostro essere, attuando
una metamorfosi che ne intensifica la
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