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Fu la scoperta
inattesa di cigni
neri in Australia
a costringere
gli zoologi a
una revisione completa
delle loro credenze
invalidare millenni di certezze. Questo
l’esempio di Mill: per secoli, gli zoologi
avevano creduto che i cigni potessero
essere esclusivamente bianchi, non avendo
mai avuto evidenza empirica del contrario.
Fu la scoperta inattesa di cigni neri
in Australia a costringerli a una revisione
completa delle loro credenze.
The Black Swan è una considerazione
pacata, spiritosa e acutissima sul ruolo di
ciò che è improbabile – ma veramente
improbabile, al punto da diventare letteralmente
imprevedibile – nella nostra
vita, e sulla maniera in cui con questo
improbabile entriamo in contatto. Ed è
una guida per imparare a dribblare inesorabilmente
tutti i più agguerriti pronosti-
ci, per tenere sempre a mente che la
possibilità di fulminei “cigni neri” non
è mai così remota.
Ogni black Swan, dice Taleb, ha tre
attributi fondamentali: è completamente
al di là delle
normali previsioni,
per il fatto che niente
di quel che è successo
in passato lo
lascia presagire; in
secondo luogo, ha
conseguenze enormi;
infine, una volta
che si è verificato,
l’uomo è in grado di
spiegarlo e di prevederlo
quando si verificherà
ancora una
volta. L’origine di
ogni Black Swan sta
nella nostra tendenza
ad accontentarci
spesso di quello che sappiamo, senza
andare al di là degli schemi cognitivi
precedentemente costruiti. In sostanza,
dice Taleb, «la mente umana soffre
di tre disturbi quando viene a contatto
con la storia, quel che chiamo la terzina
dell’opacità. Essi sono: l’illusione di
capire, una distorsione retrospettica, la
sovravalutazione della conoscenza dei
fatti e l’handicap delle persone autorevoli
e istruite, specie quando creano
categorie, quando “platonizzano”».
Il possesso di informazioni tutte simili
per Taleb è addirittura rischioso, toglie
la capacità di immaginare l’inimmaginabile.
Rischia di portare a essere sac-
Sopra: Nicholas Nassim Taleb
centi e presuntuosi, a fare previsioni persino
in campi dove ogni pronostico non
è più attendibile delle parole di un mago
da baraccone: «Paradossalmente, più si
hanno informazioni, più ci si sente confermati
nelle proprie opinioni», anche
quando queste opinioni si rivelano, alla
fine, sbagliate. «Ci concentriamo su segmenti
preselezionati di ciò che vediamo,
e sulla base di quelli generalizziamo su
ciò che invece non vediamo… Ci comportiamo
come se i Black Swan non esistessero:
la natura umana non è programmata
per capirli. Ciò che vediamo
non è necessariamente tutto quello che
c’è».
Questione, sempre, di punti di vista.
Ritorniamo al nostro tacchino. Dal suo
punto di vista il giorno dell’uccisione,
dopo mesi di gratuito sostentamento, è
un Black Swan: dal punto di vista del
macellaio, evidentemente, no. «In altre
parole, un Black Swan è tale a seconda
delle aspettative: può essere eliminato
dalla scienza (quando se ne è in grado),
oppure mantenendo la mente aperta». In
una parola, esponendosi agli effetti di un
cigno nero, ma con consapevolezza e
solo quando questo non è troppo
rischioso. Vale a dire, suggerisce Taleb,
infischiandosene delle previsioni degli
‘esperti’ di economia e scienze sociali,
tante volte costruite su presupposti scivolosi
e incerti, e badando invece a quelle
più semplici, per esempio per decidere
se è il caso oppure no, magari il giorno
del Ringraziamento, di uscire per un
pranzo all’aria aperta. A base di tacchino,
naturalmente.
ZOE MAGAZINE 13